Il disturbo ossessivo compulsivo (DOC) è un disturbo d’ansia caratterizzato dalla presenza di ossessioni e/o compulsioni
ricorrenti sufficientemente gravi da assorbire una considerevole
quantità di tempo ( più di un ora al giorno) o causare disagio
significativo o compromissione delle normali attività della persona;
inoltre, nel corso del disturbo, la persona ha riconosciuto che le
ossessioni o le compulsioni sono eccessive e/o irragionevoli.
Le ossessioni possono presentarsi sotto forma di idee, pensieri, impulsi o immagini persistenti, vissute come intrusive e inappropriate, che in genere si accompagnano ad ansia o ad emozioni negative quali paura, vergogna, sensi di colpa, disgusto etc.
Le compulsioni sono comportamenti ripetitivi (come lavarsi le mani, riordinare, controllare) o azioni mentali (per es., pregare, contare, ripetere mentalmente delle parole) il cui obbiettivo è quello di prevenire o ridurre l’ansia o il disagio (causate dalle ossessioni) e non quello di fornire piacere o gratificazione.
Le ossessioni sono “prodotti” della mente che vengono subite dalla persona affetta dal disturbo ossessivo compulsivo
e che tipicamente sono vissute come intrusive, ovvero si manifestano
nonostante la volontà del soggetto di contrastarle ed anzi più la
persona tenda di resistere( strategie di soppressione, distrazione,
evitamenti etc.) più le ossessioni si fanno frequenti e carichi d’ansia. Oltre ad essere intrusive e quindi subite dalla persona, le ossessioni
spesso
presentano dei contenuti bizzarri, strani, assurdi, tanto che la
persona non li riconosce come propri (non gli appartengono). Spesso i
contenuti delle ossessioni sono completamente estranei rispetto al
sistema di valori o al modo di concepire il rapporto con gli altri che
la persona sente ( ad esempio, il contenuto delle ossessioni può
riguardare il pensiero di fare del male a qualcuno, di essere pedofili,
si essere gay etc.); questa caratteristica delle ossessioni è una delle principali cause di sofferenza che spesso produce ansia, sensi di colpa, paura di poter fare qualcosa di terribile, sentirsi responsabile per qualche tragedia temuta, paura di impazzire etc.
Per
illustrare il concetto facciamo un esempio: immaginiamo una madre che
presenta il pensiero ossessivo di poter uccidere i propri figli a
coltellate (i pensieri ossessivi di poter far del male ai propri cari è abbastanza comune), è chiaro che un pensiero ossessivo di
questo tipo “subito” da una madre, che sa di amare i propri figli ed è
disposta a proteggerli ad ogni costo, è assolutamente intollerabile e
l’idea stessa o il fatto di averlo pensato innesca ansia, paura, dubbi
sul suo valore di madre: “ se penso questo allora non sono una buona
madre”, dubbi sulla propria salute mentale: “sono pazza”, “non riesco
più a controllare i miei pensieri” che predispongono la persona a
contrastare, neutralizzare o annullare il contenuto dell’ossessione attraverso il ricorso alle compulsioni, ovvero ai rituali, che annullano, almeno momentaneamente, il contenuto dell’ossessione e quindi dell’ansia. Questo esempio ci aiuta a comprendere come spesso il contenuto delle ossessioni contrasta con i valori della persona che presenta un disturbo ossessivo compulsivo che tipicamente appaiono ipersensibili, con un forte senso della moralità e della responsabilità personale.
Le ossessioni mettono
spesso in discussione le qualità morali della persona ( le stesse
qualità per cui una persona può sentirsi amata, accettata, benvoluta,
degna di stima etc.) ed inoltre ( e di conseguenza) si accompagnano ad ansia e altri stati di sofferenza che, nel disturbo ossessivo compulsivo, vengono leniti attraverso la messa in atto delle compulsioni che
rappresentano una specie di rimedio, una soluzione temporanea per
alleviare il disagio provocato dall’ossessione. Ritornando al nostro
esempio della madre con il pensiero ossessivo di poter uccidere i
propri figli a coltellate possiamo immaginare come la compulsione
possa concretizzarsi, ad esempio, nell’ evitare a tutti i costi che in
casa vi siano coltelli, o perlomeno, non vi siano coltelli quando sono
presenti i figli o quando lei è da sola con i figli, inoltre cercherà di
sopprimere il pensiero disturbante facendo ricorso alla distrazione o a
“formule” di neutralizzazione. Questo rituale comporterà tutta una
serie di controlli e di accorgimenti finalizzati ad annullare il rischio
che ella possa mettere in atto il contenuto dell’ossessione e di conseguenza abbassare l’ansia e la paura.
Se la persona cerca di resistere o è impossibilitata a mettere in atto il comportamento compulsivo
( ad esempio nel nostro caso la madre ha degli invitati a cena e quindi
deve utilizzare i coltelli o si trova ospite di altre persone)
automaticamente si verificherà un aumento dell’ansia e del disagio, che
diverranno insostenibile, poiché il contenuto dell’ossessione, ovvero la
paura di poter uccidere il proprio figlio, diventa “realizzabile”.
Ovviamente non lo farà mai ( nel disturbo ossessivo compulsivo queste
paure non si realizzano praticamente mai) ma se ci mettiamo nei panni di
questa madre e della posta in gioco allora la necessità, il bisogno
incontrollabile di mettere in atto il rituale compulsivo diventa
più comprensibile. Ovviamente, il comportamento compulsivo ha solo la
capacità di lenire temporaneamente l’ansia ed il disagio prodotti dall’ossessione e deve quindi essere ripetuto costantemente inoltre, la compulsione è un importantissimo fattore di mantenimento
del disturbo ossessivo compulsivo poiché non solo viene rinforzato (
rinforzo negativo) per la sua proprietà di ridurre l’ansia
(temporaneamente) ma, fatto ancora più importante, la messa in atto dei
rituali impedisce di smentire che il pensiero ossessivo, per
quanto fastidioso, e solo un pensiero e che quindi non potrà accadere
quello che si teme ( la fusione pensiero azione e una delle
caratteristiche che spiegano il disturbo ossessivo).
La rinuncia ai rituali,
dopo un accurato lavoro psicoterapeutico preliminare che lascia alla
persona la liberta di scelta (fare o non fare i rituali) rappresenta il
cuore della tecnica dell’esposizione con prevenzione della risposta che
costituisce uno degli interventi principali della psicoterapia
cognitivo comportamentale considerata, nel mondo scientifico ( APA), la
psicoterapia più indicata nella cura del disturbo ossessivo compulsivo.
Ritornando alla compromissione della qualità della vita derivante
dalla presenza del disturbo, si può affermare che nei casi più gravi
l’individuo passa la maggior parte del tempo impegnato nel mettere in
atto le compulsioni con una ricaduta negativa per gli aspetti che
concernono il lavoro, gli affetti, gli interessi e la qualità della
vita. Il DOC può presentarsi in comorbidità ad altre patologie come i
Disturbo Depressivo Maggiore, altri Disturbi d’Ansia, Disturbi Alimentari,Disturbi di Personalità.
Il disturbo ossessivo compulsivo pur
mantenendo le caratteristiche essenziali (idee fisse, coercitive,
intrusive, a cui si accompagnano ansia e la messa in atto delle
compulsioni) può assumere una varietà considerevole di contenuti che
appaiono verosimilmente correlati con le esperienze e gli “scopi” in
gioco della persona che presenta il disturbo. Per comodità espositiva si
e soliti “classificare” i diversi tipi di ossessioni nelle seguenti
categorie:
Disturbo ossessivo compulsivo da contaminazione
Le
persone che presentano questo tipo di ossessioni manifestano la paura, a
cui si correla un forte stato ansioso, che possono essere contaminate o
“sporcate” da qualche agente o sostanza con cui possono venire a
contatto; le sostanze contaminanti possono essere le più varie come ad
esempio feci, urina, animali morti, secrezioni, siringhe, unto, sporco, insetti, prodotti chimici etc. Tipicamente l’ossessione da contaminazione si manifesta con una sensazione di disgusto,
di schifo, alla sola idea di poter sfiorare la sostanza ritenuta
contaminante e, per lenire l’ansia, l’ossessivo mette in atto tutta una
serie di strategie preventive finalizzate ad “annullare il rischio.
Generalmente queste strategie di prevenzione si concretizzano
nell’evitamento sistematico di luoghi o situazioni dove è più probabile
entrare in contatto con la sostanza temuta per cui la persona può, ad
esempio, evitare bagni pubblici, mezzi pubblici, sacchi della
spazzatura, ospedali, luoghi affollati, ristoranti, e una moltitudine di
altre situazioni. Il contatto con l’agente contaminante o, più spesso,
il solo dubbio di essere venuti a contatto con la sostanza temuta
( il dubbio è tipicamente mal tollerato dagli ossessivi) innesca le
compulsioni che si concretizzano in rituali di decontaminazione (lavaggi prolungati,
sterilizzazione, pulizia spasmodica del proprio corpo e dell’ambiente
etc.) che possono occupare gran parte della giornata e che servono a
ridurre, almeno temporaneamente, la sensazione di disgusto.
Disturbo ossessivo compulsivo da controllo ( dubbi ripetitivi)
Il disturbo ossessivo compulsivo da controllo si
concretizza con innumerevoli controlli finalizzati alla rassicurazione
rispetto ad un possibile danno causato agli altri o a se stessi o a
prevenire sciagure e disastri futuri. In sostanza, i numerosi controlli
che possono riguardare una moltitudine di cose (chiusura della manopola del gas,
interruttori, porte, cassetti, ma anche controlli accurati della
propria auto per verificare se accidentalmente si è urtato qualcuno o
fatto un incidente e una miriade di altre situazioni) hanno la finalità
di ridurre l’ansia e il senso di colpa causato dal dubbio di aver arrecato danni. in sostanza il dubbio ossessivo è finalizzato a prevenire o a riparare possibili colpe o
omissioni che per il soggetto ossessivo sono assolutamente
intollerabili. Le compulsioni di controllo, per quanto faticose e
bizzarre, hanno lo scopo di tranquillizzare l’ossessivo rispetto alle
proprie qualità morali ( elemento saliente del disturbo ossessivo
compulsivo), ed evitare quindi di sentirsi una persona indegna e
riprovevole. Spesso nelle disturbo ossessivo compulsivo da controllo vi è
un significativo coinvolgimento dei familiari a cui si richiedono
costantemente rassicurazioni o la partecipazione ai controlli.
Disturbo ossessivo compulsivo di tipo ordine e simmetria
Chi presenta questo tipo di ossessione vive con particolare ansia o sensazioni di disagio il fatto che determinate cose non siano perfettamente in ordine o simmetriche;
l’ossessione per l’ordine e la simmetria può riguardare una moltitudine
di oggetti o aspetti della propria persona e in genere sono
accompagnate da estenuanti compulsioni finalizzate a stabilire
l’ordine o la simmetria secondo particolari criteri soggettivi ( ad
esempio forma, colore, dimensione etc.). Il disturbo ossessivo
compulsivo tipo ordine e simmetria può riguardare oggetti come libri,
scarpe, utensili, vestiti o parti del proprio corpo come i capelli che
devono essere assolutamente in ordine e/o simmetrici. Ovviamente, le
compulsioni e i rituali di controllo richiedono un impiego tempo ed
energie spropositato.
Disturbo ossessivo compulsivo di tipo accumulo
Il disturbo ossessivo compulsivo tipo accumulo si caratterizza per il fatto che la persona è dominata dall’ossessione ad accumulare oggetti
inutili e privi di valore ( ad esempio giornali, lattine, depliant,
pezzi di ricambio inservibili, cianfrusaglie varie) a cui fa seguito la
compulsione di raccolta ed accumulo. Le persone che presentano questo
sottotipo del disturbo “giustificano” l’ossessione di accumulo con la
convinzione che un giorno il materiale accumulato può tornare utile,
questa credenza non solo le spinge a raccogliere gli oggetti anche in
luoghi inappropriati (alcuni individui possono spingersi a ricercare e
raccogliere gli oggetti prediletti anche per strada o, addirittura, dai
cassonetti dell’immondizia) ma le terrorizza alla sola idea di
disfarsene. L’ossessione di accumulo è particolarmente invalidante per i
familiari che spesso si trovano sommersi da “spazzatura”.
Disturbo ossessivo compulsivo di tipo superstizioso
Questa
modalità con cui il disturbo ossessivo compulsivo può presentarsi
implica la credenza che determinati eventi siano associati, ovviamente
senza alcuna logica, da un rapporto causa-effetto. Chi soffre di
ossessioni di tipo “superstizioso” può credere che pronunciare o udire
certe frasi o parole, fare particolari azioni o gesti, ripetere un
determinato numero di volte atti o comportamenti, assistere a
particolari avvenimenti, possa influenzare, in senso positivo o
negativo, determinati eventi. Una persona con questo tipo di ossessioni
può, ad esempio, pensare, che sentire determinate notizie ( catastrofi,
omicidi, furti, disastri) può comportare esiti funesti ( ad esempio
disgrazie a propri cari) se non vengono esorcizzati attraverso rituali
(compulsioni) scaramantici, come ad esempio, la ripetizione coatta, per
un numero precisato di volte, dell’azione che stava compiendo quando ha
sentito la notizia “pericolosa”. Le ossessioni di tipo superstizioso
possono intrappolare la persona in rituali ed “esorcismi” per molto
tempo e possono riguardare una serie infinita di contenuti (contare un
certo numero di passanti o auto, leggere targhe automobilistiche,
ripetere compulsivamente gesti, formule, parole neutralizzanti etc.). Le
persone con ossessioni scaramantiche vivono degli stati intensi d’ansia e paura che concernono il timore che qualcosa di brutto possa succedere a se stessi o ai propri cari.
Ossessioni a contenuto aggressivo, religioso, sessuale
Il disturbo ossessivo compulsivo può anche presentarsi in assenza di compulsioni, ovvero con la presenza di ossessioni pure che possono riguardare pensieri intrusivi, idee fisse, concernenti tematiche aggressive, religiose o sessuali.
Le ossessioni a contenuto aggressivo si manifestano sotto forma di
pensieri o immagini (scene di violenza in cui aggrediscono, feriscono o
uccidono qualcuno, visioni di cadaveri o parti del corpo, sangue etc.)
che innescano la paura o il timore di poter fare ( ho aver fatto) del male a se stessi o agli altri.
La persona può presentare l'ossessione di poter uccidere o far del male
ai propri cari (figli, madre, padre, fratelli, moglie, marito, etc.) o
ad altre persone (colleghi di lavoro, amici, sconosciuti etc.). Le
persone con questo tipo di ossessione possono aver paura di maneggiare, e
quindi evitano, oggetti ritenuti pericolosi (ad esempio coltelli,
rasoi, taglierini, lame, oggetti contundenti etc.), possono pensare di
poter avvelenare qualcuno, offendere, ferire, commettere reati, azioni
terribili, violenze o essere responsabili di catastrofi. Le ossessioni di tipo religioso concernono pensieri che innescano la paura di poter compiere azioni di tipo blasfemo come ad esempio bestemmiare in chiesa o compiere atti sacrileghi. Le ossessioni di tipo sessuale si caratterizzano per la paura ed il dubbio di poter compiere atti sessuali riprovevoli come la pedofilia o l’incesto. La persona con ossessioni di tipo sessuale può essere, ad esempio, ossessionata dal dubbio di essere omosessuale
e quindi sperimenta e controlla ripetutamente la sua attrazione
sessuale nei confronti di individui dello stesso sesso per rassicurarsi (
almeno temporaneamente) circa l’infondatezza del pensiero ossessivo di
essere Gay. allo stesso modo la persona ossessionata da pensieri fissi
inerenti la pedofilia o l’incesto sperimenterà ansia,
dubbi e paura ogni qualvolta si troverà a contatto con bambini o
familiari. Questo tipo di ossessioni comporta lunghe ruminazioni
finalizzate a rassicurarsi.
Lo studio dei possibili fattori eziologici del disturbo ossessivo compulsivo rappresenta
uno degli argomenti centrali ed affascinanti della moderna ricerca nel
campo della salute mentale; in sintesi, la ricerca scientifica in
merito alle cause del disturbo ossessivo compulsivo ha elaborato una serie di modelli teorici con lo scopo di spiegare da cosa dipendono e come si mantengono le ossessioni e le compulsioni.
Le principali teorie che hanno cercato di spiegare il disturbo
ossessivo compulsivo sono la teoria dei due fattori, la teoria
reticolare, il modello neurofisiologico e il modello cognitivo
comportamentale. In questa sede, lungi da poter approfondire le varie
teorie, saranno messi in evidenza alcuni aspetti cognitivi e di
personalità che sicuramente hanno un ruolo chiave nell’ esordio e nel
mantenimento dei pensieri ossessivi e delle compulsioni. Recenti
ricerche di matrice cognitivo comportamentale hanno messo in evidenza
il fatto che gli individui affetti dal disturbo ossessivo compulsivo non
differiscono dagli altri per il fatto di avere pensieri intrusivi ( il
90% delle persone asserisce di sperimentare pensieri intrusivi), ma per
l’importanza che gli attribuiscono. A differenza degli individui che non
presentano il disturbo, ma che comunemente presentano dubbi e pensieri intrusivi
che vengono ben tollerati, gli individui ossessivi oltre a manifestare
una marcata intolleranza per l’incertezza e il dubbio fanno
“confusione”, per usare una metafora, tra il pensiero e l’azione; in
sostanza, le persone ossessive mettono in atto quella che viene chiamata fusione pensiero/azione, in altre parole la persona ossessiva che subisce il pensiero intrusivo
( ad esempio, far del male a qualcuno) è convinta che pensare a
qualcosa equivale a metterla in atto ( immaginiamo i risultati!!!).
Questa fusione, sicuramente una delle cause del disturbo ossessivo compulsivo,
è accompagnata dall’ escalation dell’ansia e quindi della messa in atto
dei rituali come soluzione “obbligata” per ridurre lo stato di disagio.
Gli individui ossessivi spesso presentano problemi con le situazioni
incerte e ambigue poiché hanno la tendenza a sovrastimare il rischio ed
il pericolo legate a tali situazioni. Altre importanti caratteristiche
“personologiche” dei soggetti affetti dal disturbo ossessivo compulsivo sono rappresentate dalla tendenza al perfezionismo e dall’eccessivo senso di responsabilità che spesso assume le valenze del senso di colpa deontologico.
Queste caratteristiche rivestono un ruolo fondamentale per quanto
concerne l’intervento psicoterapeutico e la cura del disturbo ossessivo.
Gli studi di F. Mancini e Collaboratori dell’APC-SPC (Scuola di Psicoterapia Cognitiva) hanno dimostrato che il cuore del disturbo ossessivo compulsivo
è rappresentato dall’estremo senso di colpa deontologico che affligge
la persona ossessiva. Secondo queste ricerche, che cercano di spiegare
le cause del disturbo ossessivo compulsivo, l’ossessivo si sente
"responsabile" di quanto potrebbe capitare a sé o agli altri a seguito
di una propria mancanza ad esempio, un individuo che mette in atto dei rituali (compulsioni)
per scongiurare il pensiero (ossessione) che ai propri cari possa
accadere una disgrazia si ritiene responsabile "della loro buona sorte"
poiché ha il “potere”, attraverso il ricorso alla compulsione sotto
forma di rituali (scaramantici), di annullare la minaccia. In questo
senso l'emissione e la perfezione del rituale diventano obbligatori per
contrastare la colpa per irresponsabilità che costituisce una delle cause del disturbo ossessivo compulsivo. Paradossalmente l’individuo ossessivo non
teme tanto l’evento funesto (o comunque lo teme in misura minore) ma
piuttosto il fatto di giudicarsi o essere giudicato responsabile( per
non aver fatto o aver fatto male il rituale) dell’evento stesso.
La cura del disturbo ossessivo compulsivo,
assieme alle cause, costituisce uno degli argomenti più importanti
della clinica della salute mentale. L’importanza di una cura efficace
del disturbo ossessivo compulsivo risiede sia nell’alta incidenza del
disturbo (dal 2% al 3% della popolazione) che nella grave compromissione
della qualità della vita delle persone colpite (si può affermare che
nei casi più gravi l’individuo passa la maggior parte del tempo
impegnato nel mettere in atto le compulsioni con una ricaduta negativa
per gli aspetti che concernono il lavoro, gli affetti, gli interessi e
la qualità della vita). In merito all’efficacia del trattamento del disturbo ossessivo compulsivo
la ricerca, fondata sulla pubblicazione di dati scientifici, è concorde
nel sostenere che la terapia farmacologica (i dati comprovano una certa
efficacia degli SSRI e della Clomipramina) e la psicoterapia cognitivo
comportamentale rappresentano gli interventi che garantiscono il maggior
successo nella cura delle ossessioni. In particolare, la psicoterapia
cognitivo comportamentale è considerata dalle linee guida dall’ APA
(American Psychiatric Association) il trattamento di prima scelta, con
o senza associazione di farmaci, per la cura del disturbo ossessivo
compulsivo. La terapia cognitivo-comportamentale del disturbo ossessivo compulsivo si
fonda su una serie strategie che mirano sia a ridurre la frequenza dei
sintomi ( ossessioni e compulsioni) che a “ristrutturare” le disfunzioni
cognitive e le vulnerabilità (clima familiare, esperienze
significative, rapporti interpersonali, “credenze” etc.) che hanno
determinato l’esordio del problema e il suo mantenimento. Un aspetto
particolarmente importante ai fini dell’efficacia della cura del
disturbo ossessivo compulsivo concerne sia la motivazione che la
collaborazione del paziente che rappresentano ingredienti fondamentali
per l’esito del trattamento. In questa prospettiva la motivazione del
paziente viene incentivata attraverso il ricorso a “schemi” che aiutano a
comprendere la “funzione” dei sintomi ossessivi e i fattori di
mantenimento. La rinuncia ai rituali, dopo un accurato lavoro
psicoterapeutico preliminare che lascia alla persona la liberta di
scelta (fare o non fare i rituali) rappresenta l’obbiettivo della
tecnica dell’esposizione con prevenzione della risposta che
costituisce uno degli interventi principali della psicoterapia cognitivo
comportamentale del disturbo ossessivo compulsivo. Nella cura del
disturbo ossessivo compulsivo l’esposizione con prevenzione della
risposta occupa un ruolo fondamentale, essa consiste nell’esporre la
persona (in vivo o in immaginazione) a stimoli (oggetti, situazioni) che
hanno il potere di evocare ansia e/o disagio per un periodo più lungo
rispetto a quello che il paziente normalmente sopporta; in questa
situazione,ovviamente con l’aiuto e i rinforzi del terapeuta, egli deve
cercare di bloccare (prevenzione) i comportamenti disfunzionali
(compulsioni), che seguono il contatto con lo stimolo ansiogeno
(ossessione), per un periodo più lungo rispetto a quanto normalmente
riesce a fare. Tale procedura, assieme ad altre strategie cognitive, è
riconosciuta come uno degli interventi più efficaci per la cura delle
ossessioni e delle compulsioni.
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